A.S.Pro.S.

Associazione Speleologica Progetto Supramonte

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S'Orale e Su Mudrecu (VPF)

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Gallerie fluorescenti (foto V. Crobu)

 

NOME: S’Orale e Su Mudrecu (VPF)

N°CATASTO: 2777

COMUNE: Urzulei

SVILUPPO: 4657 m (circa 5500 m con Piggios)

QUOTA:790 m s.l.m.

DISLIVELLO: -340 m

T.GEOLOGICO:calcare e dolomia mesozoica

LOCALITA’: Rio Flumineddu

 

Questa cavità viene trovata nel Marzo del 2002 in seguito ad imponenti scavi nel terreno alluvionale in corrispondenza della destra idrografica del Rio Flumineddu. La prima porzione è costituita da strettoie verticali a cui seguono pozzi più ampi. Attraversando 80 m di calcare e l’intera dolomia si raggiunge il contatto con il basamento metamorfico alla quota di -270m dove in passato è stato allestito il primo campo. Da qui l’intricata frana Maomettana ha impedito la prosecuzione per diversi mesi. Nel Maggio del 2002 superata questa parte di frana si scoprono grandi ambienti percorsi dal fiume, fra cui l’importante Sala dell’Atollo dove una stupenda cascata permette di seguire il fiume sia a valle che a monte. Tutta questa zona è costituita da ampie sale fossili collegate al ramo attivo che a valle raggiunge la profondità di circa 340 m dove si perdono le possibilità esplorative per la presenza di un tratto sommerso e fortemente concrezionato, mentre a monte si attraversano suggestivi laghetti con gallerie fossili fino ad un sifone che ha bloccato le esplorazioni sino all’estate 2007.


Sala dell'Atollo (foto V. Crobu)

Il 5 Agosto 2007 infatti proprio nella porzione a monte vengono superati tre sifonicini in apnea “Starsky and Hutch”, disostruiti vari tratti di frana, con uno strategico scavo ridotto il livello di un lago-sifone permettendone il passaggio a nuoto e si (VIDEO:VPF, sifone Starsky and Hutch) arriva così su maestose gallerie e enormi zone di crollo. Solo due profondi sifoni posti al termine di una galleria percorsa dal fiume bloccano le esplorazioni. (VIDEO:VPF, il giorno dopo...). Ma il 1 Settembre  viene sagolato il più ampio dei due sifoni denominato “SpiderMoi”, lungo una trentina di metri, una volta oltrepassato ci si arresta su un altro passaggio sommerso al termine di suggestive gallerie allagate che si snodano per altre centinaia di metri verso monte (VIDEO:VPF, sifone SpiderMoi). Lo sviluppo è più che raddoppiato e la colorazione effettuata nella vicina grotta di Su Colostargiu dà esito negativo smentendo l’ipotesi di collegamento fra le due cavità ma stimolando la curiosità delle future esplorazioni.

Posizionamento dei captori (foto L. Sanna)

Nell’estate del 2008 si organizzano dei campi interni, nel comodissimo salone denominato “Campo…rella” poco distante dalla Sala dell’Atollo, con l’intento di effettuare delle immersioni speleosubacque nell’ultimo sifone ma anche per topografare e fotografare i nuovi rami. Un’immersione a Luglio e una ad Ottobre, rese possibili grazie alla collaborazione di speleo appartenenti ad altri gruppi sardi e non, portano al superamento del sifone finale e alla scoperta di nuove gallerie e di un affluente importante che per la morfologia e per la vicinanza fa pensare alla grotta di Mandara e S’Uru (VIDEO:Esplorazione 2008, prima parte)(VIDEO:Esplorazione 2008, seconda parte). In realtà il collegamento fra le due viene confermato da un’importante collaborazione con fluoresceina sodica immessa a Mandara e S’Uru e ritrovata poi a distanza di 15 giorni nella stessa S’Orale e Su Mudrecu.

Gallerie del Megaminimondo (foto V. Crobu)

Nell’estate del 2009 Marcello Moi, appartenente al CSAD Mazzella di Dorgali, scopre un piccolo ingresso soffiante sul versante di Orgosolo distante poche centinaia di metri dal Vpf. Si riesce ad aprire l’ingresso grazie alla collaborazione con speleo di altri gruppi. Nelle settimane seguenti Aspros e il Moi esplorano 1 Km della nuova Piggios de Su Mudrecu. La prima porzione verticale conduce, alla profondità di circa 300 metri, ad una zona franosa particolarmente intricata ma superata dopo poche uscite. Con grande sorpresa una volta superata la frana si raggiunge la cascata della Sala dell’Atollo della vicina VPF. E’ la prima volta che si riescono a congiungere due cavità nella zona del Supramonte da noi esplorata ed è così che oggi S’Orale e Su Mudrecu raggiunge lo sviluppo di circa 5,5 Km.


L'ingresso di Piggios de Su Mudrecu (foto C. Corongiu)




 

 

 

 

 

IN TERRA SARDA di Francesco Sauro

Non è facile accettare l’idea di trovarsi in un abisso vero e proprio, in una terra come la Sardegna. La mente non è abituata quando, dopo aver abbandonato il calore del Supramonte, scendendo i primi pozzi del VPF,  sembra proprio di essere in Piani Eterni o in una qualsiasi grotta alpina: roccia, pozzi, meandri, slavati dall’acqua. E vento… un vento fortissimo che fa sognare chissà quali infiniti viaggi sotterranei. Siamo venuti dal continente per immergerci anche noi, speleologi “alpini”, in quello che sappiamo già essere potenzialmente il più grande sistema carsico d’Italia. L’estate scorsa leggevo con voracità delle grandiose esplorazioni che erano state fatte da un gruppetto di speleologi fuoriclasse, superando sifoni in apnea e correndo per saloni giganteschi. È proprio vero che non bisogna andare tanto in giro per il mondo per esplorare grotte immense…

Ed ora eccoci qui anche noi in questa punta di tre giorni che dovrà permettere a tre amici speleosub di superare il sifone Spider Moi e di avanzare nelle esplorazioni. Certo questa grotta non è esattamente quello che ci si aspetterebbe di trovare qui in Sardegna: una serie di grandi pozzi ci porta a –300 dove, oltre, una ciclopica frana, si incontra un fiume. E così, in totale contraddizione con l’aridità superficiale del Supramonte, ci troviamo a risalire per ore questo corso d’acqua impetuoso… fino al sifone di Starsky and Hutch.

Il Sauro (foto C. Corongiu)

Quand’ero ancora un ragazzino leggevo di Casteret, mitico speleologo francese che passava i sifoni in apnea, nudo, al buio con una confezione di zolfanelli cerati. Pensavo fosse un pazzo. Ora invece mi trovo anch’io qui ad affrontare un ostacolo del genere. E tutto sommato penso la stessa cosa di me stesso e dei miei compagni. Vitto, un vero e proprio uomo-anfibio (ma forse ha le branchie?), ci apre la strada individuando le bolle d’aria che ci permetteranno di respirare e di alleviare la nostra inquietudine.

Quando siamo tutti dall’altra parte si batte i denti dal freddo… altro che grotte calde!! Qui c’è da muoversi sempre. La grotta continua a snodarsi attraverso frane complesse, sicuramente ci troviamo al di sotto di saloni immensi. E infatti ben presto sbuchiamo nel nero più assoluto: una galleria enorme risale nel cuore della montagna. Sul fondo il fiume forma incredibili ambienti scavati negli scisti, mentre noi ci arrampichiamo su massi giganteschi fino alla cima del Monte Olimpo, una vera e propria montagna nella montagna. La fila di 15 lucette si snoda in questo mondo di tenebra creando uno scenario magico. L’entusiasmo è alle stelle quando arriviamo al Megaminimondo, una forra scavata nella concrezione arancione, una meraviglia che anticipa gli ultimi laghi e il sifone Spider Moi. Ma anche qui la grotta ci dimostra di non voler scherzare costringendoci a nuotare attraverso laghi profondi, trasportando tutto il materiale per l’immersione. Una bombola affonda trascinando nel mondo di nettuno anche uno di noi… lo ripeschiamo appena in tempo, c’è mancato davvero poco e siamo tutti spaventati. Ma ormai siamo arrivati.

La vestizione dei sub è sempre una specie di cerimonia sacra. La tensione sale quando i tre cominciano a nuotare tagliando l’acqua con le loro potenti luci subacquee… per poi sparire nel buio. Passeranno ore di attesa, di domande: chissà cosa possono aver trovato? Poi le luci ricompaiono. Vitto sbuca dall’acqua, ha un sorriso gigantesco in faccia. Ci guarda ridendo e dice: “Voi non avete idea… non avete proprio idea…”


 

 

 

STI' SARDI DI ANDREA PASQUALINI

Eccoci qua! Siamo a metà luglio e in un luogo magico!
Ci voleva proprio una settimana di sano svacco, lontano dal “nordest che produce”, dall’afa continentale, dalla routine lavorativa.

Siamo in Sardegna, ragazzi, mica nell’Adriatico di Jesolo o Rimini o postacci del genere! Qui tira un’aria carica di profumi, di fragranze nuove e sconosciute, di “buone vibrazioni” che ci coinvolgono subito e ci conquistano! Cala Goloritzè,  pieno relax, e l’Italia marcia che marcia al ritmo ossessivo del tamtam propagandista del neonato governo è distante mille miglia. Qua SI STA DA DIO!!

Il Pasqualino (foto C. Corongiu)

Sono con Francesco da Padova, che non è un santo (quello è Antonio) ma il miglior compare di giri in giro che si possa trovare, dal cazzeggio totale alla punta più impegnativa, amico di caverna e da taverna come nessun altro! E dopodomani si entra in grotta.
Una grotta nuovissima per me questo VPF, di cui poco ho sentito parlare e che si circonda di mistero.
Si sente dire di chilometri e chilometri di gallerie, di cascate, di laghi da passare a nuoto…di BOMBOLE DA TRASPORTARE!! Me la faccio sotto, io scarso peone di grotte alpine,  con questa gente forte e veloce che vedo per la prima volta…staremo a vedere.

Ci troviamo ad Urzulei e la compagnìa è davvero giusta! Caspita quanta gente! L’immersione deve essere davvero importante! Da quanto ho capito, gli speleosub sono in tre quindi è giocoforza che siano numerosi anche gli sherpa. Fatti i sobri convenevoli,  si entra da un buco che spara aria fredda a manetta e ci investe di brutto, accaldati come siamo. Per trecento metri si scende, si passano frane, qualche strettoia, pozzi…bello sì ma sono in codula o in una qualsiasi grotta dell’Altopiano di Asiago? Il paesaggio mi sembra lo stesso, e va bene perché mi sento a casa!

Si giunge al campo, attrezzato da dio e in un posto largo e asciutto.
Che bello, si tira il fiato! Tra una chiacchiera e un sorso, fraternizziamo con la ciurma. Davanti a qualcosa di caldo, le lingue si sciolgono ed è particolarmente piacevole vedere come questi ragazzi portino tutta la loro “sardità” anche in fondo ad un buco…bottarga di muggine compresa! Non c’è che dire :gran bella banda e ben organizzata! Da buon nordico barbaro e diffidente li sto ancora “sondando”…

E rieccoci qua, il mattino dopo. Siòre e siòri, si va in scena per uno spettacolo (un vero e proprio spettacolo!!) che per me rimarrà memorabile! Da qua ai sifoni la strada è lunga. La cascata iniziale è già impressionante,  fa quasi paura! Inizia l’eterno gioco che ci spinge ad esplorare, a mettere il naso dove pochi o nessuno son stati, distante dal “fuori”. E l’acqua è l’elemento che più mi  stupisce! Ci accompagna sempre, inizialmente chiassosa e imponente, poi allegra a mo’ di ruscello, poi placida e distesa su grandi laghi che non finiscono mai. ”Ottusa, indifferente, cammina e corre via, lascia una scia e non gliene frega niente”: Prendo a prestito le parole di Guccini: di noi, a quest’acqua,  non gliene po’ fregà demeno! Gli ambienti si susseguono con una varietà incredibile!
Meandri, sale concrezionate bellissime, ambienti giganteschi (alla faccia della claustrofobia), zone fossili…ma che emozione deve essere stata arrivare qua per primi!!
Mi sento privilegiato!

Tra una chiacchiera e l’altra, ‘sti  pazzi di sardi vociferano di un paio di sifoni da passare in apnea :ma stiamo scherzando?! Sono già di mio “in apnea” da diverse ore!
Se mi tolgono anche l’ossigeno, aiuto!!
No, no! Io con la testa sotto non ci vo!
Da noi non esiste, le grotte prendono il loro andazzo ben preciso, mica così strambo…e così largo! Vabbè, ormai siamo in ballo e si fa! Serve la prontezza del buon Pier Paolo per “disostruirmi” dai sifoni, ma ne esco. Che avventura, stavolta! Mai mai visto niente di simile, mai provato tante emozioni in una botta sola! E non è finita! Siamo a qualche decina di metri dal sifone, c’è l’ultimo lago da passare poi i ragazzi si immergeranno.

Sono stanco, ormai è da un tot. che la bombola pesa, fortuna che manca poco…mi caccio in acqua e da subito non tocco! Maledetto sacco, mi sta anche tirando giù! Cretino che sono, dovrebbe galleggiare! Me lo levo dalle spalle, lo spingo avanti, la bombola decide di immergersi senza lo speleosub, tento di recuperarla ma tira giù anche me, impreco perché non sto a galla, provo a passarla a Roberto ma manco lui riesce a pigliarla, cerco un qualsiasi appiglio perché sto andando giù, non trovo nulla, mi sbuccio tutte le dita e mi aggrappo ad uno spuntone messo lì da qualche demone generoso…il tutto in una ventina di secondi! Son cotto come un pollo arrosto! Ci metto un po’ a riordinare le idee, e la cosa che realizzo per prima è che abbiamo perso una bombola!!

Ma vaff……!!*+à°°°!$!!!!


Tanta fatica per nulla!!
Qua si rischia di mandare a zoccole lo sforzo di tutti!!
Ma caspita, potevo stare attento!!
Bestemmio sottovoce, ora che si fa?
Pier Paolo si immerge prima in apnea, poi con l’ossigeno ma è tutto ancora troppo torbido per vederci chiaro. La “temperatura sale”, consci come siamo che il danno è grosso, e per colpa mia! Fortuna che l’acqua corre un po’, il torbido svanisce e “Super Marcello Moi”, con un’azione degna del miglior Maiorca ossigenato, riemerge con la famigerata bombola! Pericolo scampato, pacche sulle spalle, tutto è bene ciò che finisce bene! Il resto è storia nota, abilmente descritta e trasmessa ai posteri dalle mani e pensieri degli speleo a mollo.


I tre speleosub (foto C. Corongiu)

Resta un guazzabuglio di emozioni e pensieri che non si scordano, un’accozzaglia di esperienze in una volta sola che mai avevo accumulato!
Resta soprattutto l’inizio di un’amicizia con gente strepitosa!
Degli autentici fuoriclasse in grotta e nella vita, persone dalle quali si può solo imparare!
Vitto, Max, Carla, Marcello, Pierpaolo, Laura, Roberto, Sergio, Luciano,…dimentico forse qualcuno?
Mi scuso in anticipo!


 

 

 

 

 


 

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