NON SOLO GROTTE..I PARTE

E’ una tiepida notte di inizio Luglio, senza luna, quando due auto attraversano le polverose e intrecciate vie del Supramonte. Ad un tratto la strada sfocia in un modesto piazzale avvolto da antichi lecci. Le auto si fermano, ne escono degli strani e buffi personaggi, montano qualche tenda e vi scivolano dentro addormentandosi. L’alba arriva in fretta e un timido sole inizia ad illuminare le tende. I ragazzi si destano e con molta calma escono dalle tende. Un raggio di sole illumina i loro volti, sono speleologi, e della miglior razza. Sono speleo del nord, in vacanza in Sardegna dai compagni Aspros.

Preparano gli zaini con qualche panino e qualche ichnusa e si incamminano verso il Rio Flumineddu, benedizione e castigo, omaggio e guaio, trionfo e patimento degli esploratori del Supramonte.

A Su Disterru (Foto V.Crobu)

I sardi mostrano entusiasti le bellezze che accoglie questa enorme incisione dell’altopiano che serpeggia arsa fino a perdersi all’orizzonte.Maestosi lecci, tassi e ginepri, mamma muflone coi piccoli, coni detritici che si estendono ai piedi di imponenti pareti rocciose che sostengono un infinito altopiano carsico deserto e selvaggio.

In mezzo al bosco (Foto V.Crobu)

Nel corso della giornata visitano svariati ingressi di famose cavità, ad alcuni di questi viene assegnata una placchetta con numero di catasto.

Ogni sosta è buona per fotografare gli speleo del nord (Foto C.Corongiu)

Cala la sera quando i giovani ritornano al campo. Vi trovano un festoso falò, amici e tanta allegria. Porceddu e crabittu arrostiscono alla brace mentre un Flumineddu in piena di vino dell’Ogliastra scorre nelle assetate gole degli speleo. I bagordi continuano fino a notte fonda.

L’indomani un cocente sole riscalda il campo. Ottima giornata per andare al mare! Dopo una veloce colazione disfano il campo e scendono al vicino Girasole. Attraversano una fresca pineta dove su un tavolino appoggiano la borsa frigo e sbucano in un incantata spiaggia con finissima sabbia chiara che si inabissa dolcemente in una meravigliosa distesa cobalto. Senza indugi si spogliano e si tuffano nel salato mare sardo. Stare ammollo stimola l’appetito, e i giovani escono dall’acqua, si asciugano e prendono posto al tavolino prelevando ogni ben di dio dalla borsa frigo. Bevono dell’ottimo binu nieddu, accompagnato da pane carasau, focacce, salsicce, formaggi, pomodorini e radicchio. E’ proprio dura questa vita da speleo!

Dopo l’abbuffata si stendono in spiaggia su un telo da mare, crogiolando le loro umide ossa, provate da decenni di estenuanti spedizioni ipogee. Si addormentano al sole cullati da una rilassante brezza che spira continua sollevando un soave olezzo di salsedine. Quando il mare sta per annegare il sole si destano e si preparano per la cena. Scelgono un intimo localino all’aperto nella vicina Barisardo. Prendono posto al tavolo; graziose cameriere servono loro del delizioso bianco e delle portate di cozze. Arriva il primo piatto, sono dei culurgiones al sugo, una pasta ripiena di patate, formaggio e menta, cucita a mano. Sono sazi, ma vogliono assaggiare il dolce. Le cameriere portano la seadas, una squisita sfoglia ripiena di formaggio e ricoperta di miele.

La Sardegna fa ingrassare (Foto V.Crobu)

Dopo cena i ragazzi si dirigono a Santa Maria Navarrese, una località con un romantico lungomare che sale verso una poetica e medievale torre illuminata, sotto la quale moltissimi giovani hanno dato il loro primo bacio. Si fermano sul lungomare, in un bar sotto le stelle a sorseggiare dei cocktail esotici, guarniti da bandierine, stelle filanti e pezzi di frutta. Iniziano a chiudere i bar e la squadra torna al lido Girasole a bivaccare. La notte è molto quieta, le onde scivolano sulla spiaggia in modo costante e qualche fioca stella punteggia il cielo.

Giunge la mattina portando con sé appassionati di jogging e vecchie befane che passeggiano come papere spettegolando con delle voci strillanti che si piantano nei sogni dei nostri eroi, infatti qualcuno, poco prima di sobbalzare dal sacco a pelo, giurerà di aver sognato un riccio di mare nelle mutande.

Grotta traforo (Foto V.Crobu)

Nuvole biancastre coprono il cielo mitigando la temperatura; giornata da Supramonte! Davanti a cappuccio e brioche discutono del trekking da affrontare quindi si inoltrano nuovamente nell’altopiano, abbandonano l’auto e si incamminano attraverso uno spettacolare sentiero con tratti da arrampicare, tratti attraverso grotte e tratti sul mare fino ad arrivare alla grotta del Fico, suggestiva cavità turistica raggiungibile via mare. www.grottadelfico.it

Traverso sospeso (Foto V.Crobu)

Le guide della grotta li riconoscono e li fanno sedere al loro tavolo stappando una bottiglia di vino riservata alle grandi occasioni. Dopo il banchetto li accompagnano nella grotta che si apre a una decina di metri sul mare. Grandi ambienti con particolari concrezioni illuminate ad arte si snodano dalla passerella di inox che bisogna seguire per la visita. Dopo la gita le guide danno loro uno strappo col gommone alla vicina cala Biriola, piccolo paradiso incastonato in una baia. Salutano i nuovi amici, appoggiano gli zaini sulla spiaggia di sassolini bianchissimi e si immergono nel limpidissimo mare smeraldo.

Bombe a Biriola (Foto V.Crobu)

L’oscurità incombe e l’auto è ancora lontana. Velocemente rimettono gli zaini in spalla e salgono per il ripido sentiero che li riporta all’auto. Ogni volta che salgono e scendono dalla vettura, misteriosamente la trovano sempre più piena e sono costretti a viaggiare sempre più schiacciati. Scendono a Urzulei a casa di un compagno presente al falò del campo in Supramonte e vengono invitati a cena nella reggia di quest’ultimo. Due ospitali donne fanno accomodare i ragazzi nella sala da pranzo dove fa bella vista un grande forno tradizionale per cucinare dolci. Siedono su una tavolata di legno massiccio, imbandita a festa con carasau, salsicce e formaggio fresco. I giovani osservano attenti la stanza avvolta da antichi monili e suppellettili in rame e ottone; gli scuri travi in legno del solaio sono sorretti da muri con mattonelle in terracotta a vista da dove sbuca un caminetto. Un enorme piatto di spaghetti fumanti viene portato in centro alla tavola. Vengono serviti e ognuno vi aggiunge delle fettine sottili di bottarga di muggine, strepitoso condimento di uova di cefalo essiccate e salate che donano alla pasta un sublime sapore. Ai giovani piace il vino e ne bevono piene sorsate. Discutono di speleologia e dei loro progetti futuri. Il livello del bottiglione del gustoso file e’ferru scende assieme alle loro palpebre.

Dopo cena purtroppo la squadra è costretta a dividersi, i sardi devono tornare alla vita di tutti i giorni mentre i ragazzi del nord possono continuare a godersi la vacanza, infatti si sistemano in una stanza del palazzo per concedersi una doccia calda e riposare comodamente pensando all’avventura che li attende l’indomani. (Continua....)

21/07/11, Stefano Marighetti

 
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