"ARMARE"

Non badiamo mai a sottigliezze ma questa volta poi è tutta da scrivere. La parola “armare” può avere significati molto differenti, armare ci ricorda aria di festa, il trapano che canta, il vuoto che ingoia le nostre riflessioni sulla grotta. Ma “Armare” può essere quello che si faceva in miniera, noi abbiamo bisogno di farlo ogni mezzo metro di scavo o anche prima. Una fangazza ripiena di sabbione e grossi ciottoli, massi lisci e tondi che arrivano come minimo dalla cima del Gennargentu uff! In sintesi materiale incoerente e puzzolente di resti organici, questo è il nostro mondo degli inghiottitoi attivi, fatto di turpiloqui e brutte facce da cantiere edile, sputare nero e pestarsi le mani, il nostro è un rito di lavoro ordinato e divertente, dove non entrerà mai il sindacato. Solo Carla addolcisce questa fradicia penombra, la sua lontana voce femminile traspare di tanto in tanto dalle sue prigioni.

"Le mie prigioni" saletta di deposito dei detriti (foto C.Corongiu)

Solo qualifiche maschili al Flumineddu e quel mucchio di legna marcirà se non ci muoviamo. La stanza lassù, colma di detriti arginati in verticale da tronchi e sacchi di juta, cresce in altezza riempiendosi di materiale dello scavo, mentre nel pozzo si scende sempre più in profondità, un gioco forza che prima o poi avrà un termine no? Uno scavo pisano insomma, malgrado i tempi moderni, là dentro si torna indietro di secoli, se non fosse per quelle colorate carrucoline di alluminio, le corde in nylon del Professore ormai inguardabili, le tavole ancora sane di Carlo incrociate e inchiodate a dovere. Falegnami, armatori o ferraioli? Speleologi certo ma chi siamo in questo lavoro altamente professionale? No questa è la solita testardaggine di fronte alla maledizione del Flumineddu, ormai siamo succubi del destino. Fare fornelli, svuotare pozzi, spostare blocchi, sentire il pavimento che traballa, l’aria fredda che irrompe sul volto e qualcosa che si muove sotto i piedi precipitando con rumori sinistri. Abitudine al pericolo, abitudine al peggio e se così non suona, quasi non val la pena. Ferri e arnesi non si lamentano mai per la fatica, si spaccano o li perdiamo nelle fessure. Di fatica accusiamo quella psicologica per non sapere quanti metri ancora, comunque siamo a cinque di armatura, venti metri sotto il Flumineddu, almeno 200 di dolomie basali quindi la grotta c’è, siamo dentro accidenti. Ancora una volta abbiamo ipotecato il futuro per proclamare un trionfo! Sempre più in basso dunque, morale alto ragazzi! (Vittorio Crobu)

 

Il pozzo armato per 5 metri (foto C.Corongiu)

 
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